Blog indipendente di critica sugli artifizi semantici del regime. Fino a che significherà qualcosa, l’autore invoca la protezione dell’art. 21 della Costituzione Italiana.

Ogni articolo di DisSENSO riporta la citazione di una scena di un qualche film che, in qualche modo, ha corroborato, amplificato o illustrato il concetto espresso con le parole. In questa sezione ho pensato di raccogliere tutte quelle scene e dare vita a un’antologia di lezioni (sprecate) di vita impartitemi dal cinema. La trovate anche come playlist su YouTube

12 Angry Men (1957), Sidney Lumet

Dall’inizio del processo è passato un mese e nella mia personalissima inchiesta sullo stato ontologico attuale della categoria della verità nel mondo occidentale, be’, siamo messi male, peggio della stampa italiana nella classifica di libertà di stampa, peggio del tasso di analfabetismo funzionale tra gli italiani e peggio… insomma avete capito.

Skyfall (2012), Sam Mendes

Questo dovrebbe essere il P.N.R.R., altro che resilienza e ripresa, resipiscenza e responsabilità, ecco le parole chiave. Un no-vax, un no-green pass o un filoputiniano, scegliete voi, è una persona che ha dimostrato nei fatti di non subire la seduzione del potere ed essere in grado di accettare le responsabilità delle proprie azioni. Queste persone potrebbero vendicare il tradimento degli ordini professionali che hanno svuotato di deontologia le categorie, facendo in modo che quando abbiamo avuto più bisogno di medici, giudici e giornalisti ci ritrovassimo con una pletora di volgari manutengoli piegati al potere e manovrabili come burattini.

The Godfather (1972), Francis Ford Coppola

Qual è la cosa giusta da fare? Per quanto sia gratificante continuare a insultare gli italiani che hanno stretto le chiappe dopo averlo preso in culo e ora camminano comprensibilmente in modo scomposto lanciando anatemi sui novax-nogreenpass-putiniani, che invece volteggiano leggiadri e analmente vergini dentro alla prima speciazione migliorativa nell’evoluzione umana, dicevo, per quanto sia gratificante, è comunque inutile e bisogna guardare al futuro, o cercare di immaginarlo.

After Life (2019-2022), Ricky Gervais

Per me è tutto qui, consegnare lo status di risvegliato a più gente possibile fino a che ne ho la possibilità, e alla storia – che siamo noi, direbbe De Gregori – e come se fosse un seme, sperare che germogli, si sviluppi e diventi una tenera piantina.

Out of Sight (1998), Steven Soderbergh

Un astensionista è uno che non vota come un no-vax è uno che non si vaccina: leggi, è un cazzo di eroe. I non voti degli astensionisti non vanno né ai partiti antisistema né ai partiti soliti. Un non voto di un astensionista non perpetua il sistema né lo danneggia. Un non-voto fa la stessa cosa che fa un voto, cioè niente. Piantatela di rompere i coglioni. Volete il mio voto? Mettete sul simbolo o almeno nel programma la testa di Draghi, o Speranza, o Conte, su una picca e io vi porto il voto e la picca stessa. 150.000 morti reclamano giustizia, non elezioni. O almeno le Furie.

Taboo (2017), Chips Hardy, Tom Hardy, Steven Knight

E da questo punto di vista – che sicuramente sarà sbagliato – non emerge forse il dubbio estremamente concreto che il vero spauracchio del sistema sia proprio l’astensionismo? Il sospetto nasce dalla solita circostanza che è garanzia quasi assoluta di presenza di “marcio in Danimarca”: ti attribuiranno fin dal primo momento le loro colpe, i loro difetti e soprattutto la responsabilità, meglio la reità, delle loro paure.

The Green Mile (1999), Frank Darabont

Qui, in mezzo a voi, c’è gente che il conto l’ha pagato rimettendoci il lavoro, la famiglia, gli amici, la posizione sociale. E queste persone, ora, credete che siano quelle garrule e sorridenti che ripartono dai vecchi clienti con nuovo entusiasmo o si ricaricano di energia riprendendo a viaggiare (e a postare sui social) oppure si dedicano al quiet quitting? Davvero nella vostra testa questa gente dovrebbe riprendere a obbedire alle vostre regole e forme come se niente fosse, come se non sapesse chi siete veramente?

No Country for Old Men (2007), Joel and Ethan Coen

Questa gente vive nel merdaverso. E siccome il loro merdaverso è più grande del mio piccolo giardino segreto di dubbio e critica, il metaverso è la realtà e io un disagiato. Il problema è che la gente vota dal merdaverso, produce nel merdaverso, cresce i propri figli nel merdaverso e alle nuove generazioni insegna a vivere nel merdaverso, e il merdaverso diventa sempre più reale perché la sua espansione è a macchia d’olio, al contrario della verità che invece si rinviene tramite costosa e pericolosa esplorazione.

Yellowstone (2018-2023), John Linson, Taylor Sheridan

La finestra di Overton è il nome più professionale di quello che a Sanremo, culla della neolingua italiana, chiamerebbero “principio della rana bollita”. Il cuore concettuale di entrambe le nozioni è lo stesso: una percezione parziale oppure un’introduzione di informazioni graduale e differita rendono possibile far accettare a un soggetto, o a una società, valori e norme in precedenza assolutamente inaccettabili perché distanti e contrarie alla morale più diffusa e condivisa.

Life of Brian (1979), Monty Python

L’intento della woke parrebbe creare barocche istanze sociali ancorandole a minoranze e diritti talmente di nicchia da dover contestualmente anche creare una coscienza comunitaria interna e poi sfruttare le rivendicazioni della minoranza appena creata per raccogliere consenso e, posso immaginare, dirottare l’attenzione pubblica da altri temi. A me che sono semiotico questo modo di fare ricorda un’altra così: il mito. La funzione del mito – e anche la religione è mitologia, vale la pena ricordarlo – è quella di creare una narrazione “sopra” una verità fattuale o storica che svolga una funzione legittimante ex ante a vantaggio di un gruppo o di un’autorità nel presente. 

The Hustler (1961), Robert Rossen

Non sarà che in 2300 anni, mentre la scienza e la società compivano immensi balzi in avanti trascinando la specie umana verso la realizzazione delle sue prerogative di fratellanza, uguaglianza e giustizia e bla bla bla, non è che invece, parallelamente, l’individuo perdeva per inibizione o pigrizia le qualità fondanti determinanti il suo status di essere umano: cose tipo l’etica, la compassione, la solidarietà, la logica, l’orgoglio e il rispetto di sé e degli altri?

The Truman Show (1998), Peter Weir

Quando al bar andavo veramente erano gli anni Novanta, e nel mio barettino di elezione c’era ancora un flipper. Di quelli che ora sono roba per collezionisti. Così mentre scrivo questo post mi sono ritrovato anche a guardare il vecchio flipper e, come un campanile di Proust, l’ho utilizzato in un’analogia. Il sistema economico italiano è un po’ come un flipper, con un gettone datoci dal barista acquistiamo tre palline di acciaio che sono come il denaro e lo immettiamo in gioco, una pallina alla volta.

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