Blog indipendente di critica sugli artifizi semantici del regime. Fino a che significherà qualcosa, l’autore invoca la protezione dell’art. 21 della Costituzione Italiana.

La verità della Storia e la storia della verità

È una logica mistificante atta a guidare l’attenzione su una forma conflittuale artefatta e posticcia e a distoglierla dal vero oggetto, che è anch’esso un conflitto, ma di interessi.

4 marzo 2022

Curiosamente questo pezzo, come il precedente qui su DisSENSO, prende avvio da un discorso di uno scrittore americano a dei diplomandi. Per Il cielo stellato sopra i no-vax era stato David Foster Wallace, per questo La verità della storia e la storia della verità è George Saunders [1]. Il passaggio che mi è tornato in mente nel tracciare la scaletta di questo articolo è precisamente questo (riporto originale e a seguire la mia traduzione un po’ libera):

Each of us is born with a series of built-in confusions that are probably somehow Darwinian. These are: (1) we’re central to the universe (that is, our personal story is the main and most interesting story, the only story, really); (2) we’re separate from the universe (there’s US and then, out there, all that other junk – dogs and swing-sets, and the State of Nebraska and low-hanging clouds and, you know, other people), and (3) we’re permanent (death is real, o.k., sure – for you, but not for me).

Ognuno di noi è nato con una serie di confusioni innate che sono in qualche modo “darwiniane”. La prima è che siamo al centro dell’universo (che la nostra storia personale è la principale e più interessante, la sola storia, a dire il vero); la seconda è che siamo separati dall’universo (c’è il nostro Paese e, là fuori, tutta quell’altra immondizia tipo cani, altalene, San Marino, le nuvole basse sull’orizzonte e anche l’altra gente); e la terza è che siamo eterni (la morte è reale, certo, sicuro, ma per te, non per me).

Su questi tre pregiudizi, che Saunders stesso, nel prosieguo del discorso, definisce intellettualmente riconoscibili da ognuno di noi ma troppo viscerali per non dare loro la priorità e quindi “vivere di pancia”, fa leva come un piede di porco tutta la retorica progressista, buonista, atlantista, globalista, propagandistica, davosiana, DEMagocica, in cui ancora si dibattono le capacità cognitive di gran parte degli italiani dopo gli ultimi due anni di trattamento sanitario psicotropo, in cui la loro identità civica è stata ridotta a un grumo di ipocrita indignazione e irrazionale paranoia da puntare come un forcone verso la strega di turno. Ora è il turno dei russi, dopo quello dei no-vax e prima ancora dei runner untori e ancora prima dei cinesi e ancora ancora prima di quel pangolino innocente.

La forma conflittuale in cui vi porgono ogni questione – per cui c’è sempre un atteggiamento giusto e uno sbagliato, uno responsabile e l’altro immorale, uno altruista e l’altro egoista, e sempre i buoni e i cattivi, e un capro espiatorio e un confine da non superare e una sanzione sacrosanta e argomenti assolutamente incontestabili (“c’è gente muore, la guerra è brutta”, mai sentiti?) – è una banalizzazione quasi “mitologica” che permette a loro di farvi covare la vostra stessa ignoranza nella presunzione che siano gli altri, separati da voi ed evidentemente i veri confusi, a dibattersi in ambiguità, contesti problematici, istanze multiple e legittime, trascorsi storici, mentre dal vostro punto di vista privilegiato è evidente ed immediato riconoscere la confortante parabola degli indiani e dei cowboys. Basterebbe un attimo e un paio di ore in una scuola media per riconoscere anche strepitose somiglianze con quella di achei e troiani, per esempio, o di romani e galli, di normanni e sassoni, di famiglie regnanti contro altre famiglie regnanti, di imperi coloniali, di guerre mondiali. La trazione mitologica della manipolazione serve a radicalizzare il dibattito e a ridurlo a una questione conflittuale a due poli che permette di gestire più facilmente il consenso, impedire approfondimento e dissenso, soffocare punti di vista divergenti. Questo tipo di narrazione fa presa sulla massa e si autoalimenta, rendendo sempre più difficile scardinarla con una forza opposta di natura argomentativa e razionale: nella giurisdizione del mito, della fede e della credenza, non esiste dibattito, solo conflitto, solo credenti e miscredenti, solo noi “e tutta quell’altra immondizia”. È una logica mistificante atta a guidare l’attenzione su una forma conflittuale artefatta e posticcia e a distoglierla dal vero oggetto, che è anch’esso un conflitto, ma di interessi.

OGNI COSA È ILLUMINATA
Sarei potuto correre anch’io a mettere i colori della Ucraina sulla mia foto profilo? Ovviamente sì, ma quattro dubbi e una ricerchina sul web mi hanno indotto a un approccio più cauto. Ho pensato queste cose nello stesso tempo necessario a pubblicare un meme su Putin distruttore del mondo: dell’Ucraina non so un benemerito cazzo se non che vi è ambientato un romanzo di Jonathan Safran Foer; che chi mi sta dicendo della guerra è lo stesso che negli ultimi due anni mi ha raccontato di una medicina che NON funziona solo perché non la prendono i sani e di una malattia che diventa pericolosa dopo le 18 e a seconda della distanza da un bancone; che l’Ucraina è una paese democratico indipendente e la Russia una dittatura, quindi è ovvio chi è il cattivo, se non fosse che anche l’Italia è formalmente una repubblica ma dall’interno tutti sappiamo che non lo è e che in un conflitto ci sono sempre due parti e che se chi invade è colpevole a priori, anche l’esercito alleato durante la seconda guerra mondiale invase l’Italia che era un paese sovrano; e infine che forse tra l’emergenza sanitaria e quella geopolitica può esserci lo stesso legame di correlazione INESISTENTE come quello tra vaccino e malore improvviso o miocardite. Ecco, quattro riflessioni, cinque minuti in tutto con le mie ridotte capacità, a cui è seguita una ricerca di altri cinque minuti per scoprire questo e questo e questo.
A cui è seguito questo:

Dopo aver condiviso la serie televisiva [2] in cui Zelensky recitava la parte del premier ucraino, qualcuno ha cambiato le anteprime su YouTube e il mio profilo facebook si è presentato così.

Anche perché, usando come trampolino questo favoloso pacchetto di 4pensieri-1dubbio-5minutidiweb, ho potuto raggiungere la vertiginosa vetta di pensiero di un’altra pagina di Wikipedia, da cui questa volta davvero mi sono innalzato sul mondo: questa qui. Ho sacrificato altri cinque minuti di tempo e capacità di concentrazione e ho potuto trovare una teoria del tutto tra l’anaciclosi, l’accenno di Saunders al darwinismo e la situazione ucraina: ogni cosa è illuminata!

Cercando di depurarmi dalle tre confusioni di Saunders – di essere il centro dell’universo, di essere diverso da tutte le altre cose e di essere immortale – e mixando con un po’ di pensiero critico, le nozioni appena acquisite e le conoscenze pregresse, ho raggiunto questa consapevolezza: la situazione in cui siamo non è il pinnacolo dell’evoluzione, è solo la stessa storia che si ripete. La società in cui viviamo e la politica che la governa non sono il punto più avanzato dell’evoluzione umana. La nostra “democrazia” è solo una replica di quella che hanno già vissuto migliaia di nostri antenati in passato, e anche loro probabilmente pensavano che fosse la migliore e definitiva. È una confusione indotta dall’idea di “progresso”, un pregiudizio autoindulgente per cui l’aumentare nel tempo delle nostre conoscenze fisiche sul mondo vada di pari passo con un miglioramento della nostra specie. Ma non è così, non siamo in nessun modo migliori di un oplite di 3000 anni fa. In nessun modo, se non nella possibilità di farsi un selfie con uno smartphone (cosa che comunque dubito avrebbe trovato utilità alle Termopili, per dirne una). Il conflitto ucraino-russo non fa eccezione: è un accadimento che non cade dal cielo del progresso come un fulmine a ciel sereno, è diacronico, sfaccettato e stratificato, in cui convergono fattori di molteplici discipline (comprese quelle economiche) e tutta la ricorsiva e immutabile capacità umana di confondersi sul fatto che quella in atto sia la propria personale storia della verità, invece che la verità della Storia.

[1] George Saunders’s Advice to Graduates, dal New York Times.

[2] La fiction televisiva con cui Zelensky ha “scritto” il suo destino su YouTube: Servant of the People. Questo getta una luce tutta nuova sul film in cui Claudio Bisio interpretò il Presidente della Repubblica Italiana.

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