Blog indipendente di critica sugli artifizi semantici del regime. Fino a che significherà qualcosa, l’autore invoca la protezione dell’art. 21 della Costituzione Italiana.

La parola è genocidio

Ai posteri che troveranno questa pagina, magari negli internet archives, tra qualche decennio io dico: il fatto è che 180.000 persone sono state uccise da un protocollo medico criminale e da coloro che lo hanno imposto e applicato. Si è trattato di un genocidio. Non di una pandemia, non di un evento storico complesso. Un genocidio. Mentre scrivo nessuno ha pagato, spero che quando leggerete questo, invece, qualcuno lo avrà fatto.

29 novembre 2022

Sono passati due mesi dalle elezioni e ho lasciato passare questo tempo dalla stessa posizione scomoda ma privilegiata in cui sto vivendo da tre anni: quella di chi conosce bene le carte, il gioco e i giocatori, e sa di avere un punto perdente in partenza

Rabbia, risentimento, esigenza di giustizia e vendetta… tutte le diverse volontà ed emozioni generate nella popolazione in quasi tre anni di farsademia sono state frullate, aggiustate di ideologie e  disinformazione, e ripassate nella padella elettorale dove sono diventate il consueto mappazzone indistinto svuota frigo. Il dissenso è stato rietichettato e messo in congelatore come astensionismo, legittimo  e sotto controllo. Le responsabilità, più o meno accertate, sono state ricoperte da strati e strati di considerazioni ex post, condoni morali a propellente mediatico e distorsioni mistificanti per cui ancora oggi qualcuno, anzi molti, soprassiedono alla contezza del fatto che 180.000 persone sono state uccise da un protocollo medico criminale e da coloro che lo hanno imposto e applicato.

Speranza è ancora senatore, Conte è stato rieletto. Di Maio ricollocato e vedo ancora in tv le varie virostar. Chi ha partecipato alle elezioni che hanno rimesso questa gente in Parlamento, invece che in galera, ora avrà capito a cosa si riferivano i fautori dell’astensionismo? E cioè che ci portano a votare come si portano i cani a pisciare.

“Solo una cosa mi resta da sapere e da accettare, e cioè che se non esiste nessuna cosa, nessuna persona, nessun evento o azione che possa fare capire alla gente quello che è successo per la verità fattuale che è… allora avevano ragione Benjamin e la saggezza popolare quando dicevano che la Storia, cioè noi stessi, non è in grado di insegnarci niente.

Di tutto quello che è successo, tanto nelle persone che lo hanno compreso che in quelle che non lo hanno fatto, nulla ha influenzato il corso delle nostre società e soprattutto delle nostre azioni. È accaduto e basta. Probabilmente sono stati fatti degli errori, certo, ma tutti in buona fede e sotto l’urgenza della necessità di agire contro una grande minaccia. Tutto ridotto a questo, come in un cinecomic. Siamo stati attaccati da un villain ma abbiamo saputo reagire e prevalere grazie allo spirito umano e ai nostri eroi.
Fine della storia.

LA GRANDE OCCASIONE PERSA

La società non vuole fare i conti con la pandemia. Nessuno vuole trarre delle conclusioni perché inutile, perfino dannoso, ed è più importante “andare avanti”. I complici ideologici, a tutti i livelli, sono passati alla cassa e ora hanno ripreso le loro carriere professionali con nuove certezze e solidità. I truffati inoculati, anche loro a diverso grado di resipiscenza, sono tornati al loro lavoro e reddito con rinnovata arroganza causata dal fatto di aver ceduto a ogni ricatto e quindi essere in pieno diritto. Praticamente sono stati risarciti con il lavoro per aver accettato di non essere padroni nemmeno di quello. Perché chi vuole capire ha capito che il suo lavoro non è il suo, che qualcuno in qualsiasi momento può fare di voi e delle vostre attività quello che vuole. E non potete fare niente.

Non ne siamo usciti migliori. Non ne siamo usciti più umani. Non ne siamo usciti più consapevoli o “risvegliati”. E nemmeno ne siamo usciti più ricchi.
E non è avvenuta nessuna giustizia perché, come dicevo a qualche reduce come me a una cena di autocoscienza, se non vi è traccia di una punizione o in alternativa di un sincero pentimento, allora non c’è stata nessuna giustizia, né umana né divina. E nemmeno una vendetta da cinecomic. È semplicemente passato tutto in cavalleria.

Per quanto possiate convincervi del contrario, però, non è un gioco a somma zero. Qui non c’è qualcuno che “toglie il male” dalle persone che lo hanno subito e lo dissipa nell’aria come una polverina nera. Il totale del male è sempre quello, quando voi state “bene” è perché c’è qualcuno che si è fatto carico del male.

Qui, in mezzo a voi, c’è gente che il conto l’ha pagato rimettendoci il lavoro, la famiglia, gli amici, la posizione sociale. E queste persone, ora, credete che siano quelle garrule e sorridenti che ripartono dai vecchi clienti con nuovo entusiasmo o si ricaricano di energia riprendendo a viaggiare (e a postare sui social) oppure si dedicano al quiet quitting? Davvero nella vostra testa questa gente dovrebbe riprendere a obbedire alle vostre regole e forme come se niente fosse, come se non sapesse chi siete veramente?

Probabilmente, con un altro po’ di tempo, questo succederà davvero. E con ancora più tempo “il passato morirà” e allora tutto sprofonderà nelle nebbie del mito. E mi viene in mente Io sono leggenda, di R. Matheson, a cui appartiene la citazione sul passato qui sopra: quando morirà l’ultimo di noi, e solo allora, ognuno di noi assurgerà dalle segrete della Storia ai fasti della Leggenda.
Ognuno di noi sarà Leggenda.
Questo, e solo questo, è tutto ciò che c’è per noi.

All contents by Daniele Prati and licensed under Creative Commons CC BY 4.0.

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