Blog indipendente di critica sugli artifizi semantici del regime. Fino a che significherà qualcosa, l’autore invoca la protezione dell’art. 21 della Costituzione Italiana.

La catena della verità

Perché non facciamo della blockchain un codice deontologico per chiunque abbia ruoli pubblici? Qual è lo NFT generato dalla blockchain pandemica e di chi è il culo che l’ha cagata all’inizio della catena?

23 gennaio 2022

Non so se posso dire di aver completamente capito cosa sia una blockchain però mi sono fatto quest’idea: si crea un processo retroattivo di autenticazione di un dato o di un oggetto basato su una struttura ad anelli concatenati, appunto. Dove viene generato il valore?
Non si può aggiungere un anello alla catena che non sia collegato al precedente in modo univoco ed esclusivo, che a sua volta sarà collegato al precedente nello stesso modo, e così “a catena” fino al dato od oggetto originario, di cui viene così ratificata l’assoluta autenticità e valore. La protezione e la garanzia dei contenuti nella catena sono quindi generati dagli stretti nessi passati tra un anello e l’altro. 

Sileri affermava in Parlamento che dire che “un vaccinato contagia e si contagia è una bugia, una falsità”. Mesi dopo è andato in tv a dire candidamente che non è vero che lui abbia mai sostenuto che il vaccino immunizzasse e che si è sempre saputo che non lo fa. Burioni cinguettava che sostenere che il virus fosse stato creato in laboratorio era da stupidi. Draghi diceva da Presidente del Consiglio che “non vaccinarsi significa morire e fare morire” e che “il green pass dà la garanzia di stare in luoghi in cui non circola il virus”. Gli attributi del “vaccino”, la soglia della presunta immunità di gregge, la severità e la frequenza di DPCM e Decreti Legge, hanno tutti lo stesso aspetto: un elenco, anzi una catena, di elementi legati dalla sola contraddittorietà tra loro stessi. È così che diventano meme, se potete aprire internet potete vederli.

L’analogia tra propaganda/psicosi e blockchain scatta proprio qui: se Draghi, o Sileri, o Burioni o uno qualunque di questi che da mesi affermano tutto e il suo contrario, impunemente e indifferentemente, fossero invece sottoposti a un sistema blockchain di verificazione e attribuzione di responsabilità dei loro atti e dichiarazioni – quello che per le persone normali è la coscienza o l’onestà intellettuale – il sistema potrebbe autoproteggersi da solo da falsificazioni, plagi e utilizzi non autorizzati. Temo però che la transizione digitale che hanno in mente non sia orientata a fare questo uso degli strumenti come la blockchain.

Non so se posso dire di aver completamente capito cosa sia un NFT ma so che è basato sul paradigma blockchain. L’idea che ho è quella di un bene immateriale digitale (tipo un’animazione, una canzone, un’illustrazione) il cui valore è dato dalla catena di garanzie di autenticità e di proprietà che risale fino al creatore. Questo significa, sempre secondo me, che anche se l’opera è una cagata, seguire le orme a ritroso fino al buco di culo da cui è uscita la rende originale. E ancora fumante. Credo abbia la stessa idea anche Brian Eno, sebbene si sia espresso molto più elegantemente.

Tutto questo genera in me due domande e uno stimolo rettale:
– Perché non facciamo della blockchain un codice deontologico per chiunque abbia ruoli pubblici?
– Qual è lo NFT generato dalla blockchain pandemica e di chi è il culo che l’ha cagata all’inizio della catena?

Ora, con il vostro permesso, andrei a generare valore sulla tazza del cesso.

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