Blog indipendente di critica sugli artifizi semantici del regime. Fino a che significherà qualcosa, l’autore invoca la protezione dell’art. 21 della Costituzione Italiana.

Il denaro nella culla di Newton

Se non servisse a pagare cose e servizi? Se ci sbagliassimo sulla sua funzione? Se il denaro non fosse solo un tagliando di debito convenuto con un valore simbolico per le nostre transazioni? Se non fosse un “pagherò” senza fine di cui nessuno ricorda più l’emittente originario? Se fosse, invece, un dispositivo relazionale creato per permettere alle persone di relazionarsi tra loro in una struttura sociale ordinata? Anzi, se fosse l’unico strumento lasciato alle persone per instaurare i rapporti interpersonali, tutti uguali e gioco forza utili al mantenimento del sistema?

25 agosto 2023

Cosa fai nella vita? sta per che lavoro fai? Non c’è bisogno di spiegare: l’espressione è nell’esperienza comune. Ma vi siete mai fermati a pensare sul perché usiamo le due espressioni in modo intercambiabile? E poi, da quando lo facciamo, ed è sempre stato così?

Facciamo qualche esperimento mentale.
Siamo nel 17mo secolo in un sentiero di montagna da qualche parte in Giappone e incrociamo un ronin dall’aria trasandata. Il sentiero è stretto e siamo costretti a interagire. Chiedere chi sei?, così di punto in bianco, potrebbe essere offensivo, così mi presento per primo dicendo il mio nome e che cosa faccio. Quel ronin è Musashi Miyamoto e vive viaggiando per il Giappone perseguendo la perfezione della sua anima e della sua spada nella “ricerca della via”. A questo punto può succedere qualsiasi cosa, in base alle circostanze, ai sentimenti e alle nostre identità: posso chiedergli di diventare suo discepolo o fuggire atterrito, posso essere a mia volta un uomo con un codice d’onore e tentare di sfidarlo a duello. Lui a sua volta può ignorarmi, derubarmi, giustiziarmi o perfino chiedermi cibo e ospitalità, dipende dalla sua morale, dai suoi valori, dai suoi obiettivi e necessità.

Lo stesso esperimento posso farlo in veste di geniale artista in cerca di mecenati tra le corti rinascimentali, o di reietto vichingo in fuga dal clan e in procinto di scoprire per caso una terra inesplorata, di un senatore dell’antica Roma che incontra un gladiatore, di un rampollo di un ramo di una casa reale o di un veterano delle crociate che ritorna a casa… E via dicendo.

La ricchezza potenziale, in termini di esiti e azioni generati delle relazioni tra questi soggetti è enorme, stordente: ci sono decine di storie che possono scaturire in ogni secondo di queste interazioni e gli eventi scatenatisi possono prendere direzioni inaspettate.
E vi chiedo e mi chiedo: al giorno d’oggi?
Questa ricchezza potrebbe scaturire da un incontro ai nostri tempi? Provo a pensare a una vita “normale” e per quanto mi sforzi riesco a pensare solo a momenti in cui “consumo” qualcosa, e per giunta nei momenti in cui non lavoro per potermi permettere di consumare qualcosa, tutto qui.

Così come quando una cosa è gratis significa che il prodotto sei tu – guru del marketing insegnano –  quando utilizziamo il servizio gratuito del denaro il valore in transizione è in realtà quello delle persone. Voglio dire: il modo, la quantità, la situazione in cui ci stiamo scambiando denaro non è forse tutto quello che abbiamo per capire chi abbiamo davanti e chi siamo? 

Oggi ho lavorato le mie otto ore come da contratto nazionale e a fine mese sul conto percepirò la retribuzione concordata e ho tenuto rapporti cordiali con i miei colleghi, rispettosi con i miei superiori e disponibili con lo stagista. Ho scambiato perfino due parole con l’imprenditore a capo dell’azienda, in visita pastorale. Non ho voglia di tornare subito a casa quindi passo a fare un aperitivo in quel posto a buffet dove si può quasi cenare con un ordine di un paio di bicchieri. Come previsto con poco più di 10 euro di consumazione ho praticamente cenato e ho quello che resta della giornata per me. Mi guarderò qualcosa su Netflix e risparmierò energie per il weekend. Oppure sono l’imprenditore e l’aperitivo l’ho fatto in un locale a due stelle Michelin e il mio weekend inizia già domani… 

Le persone sono state soppiantate da creature monotematiche in grado di svolgere un solo programma che è in pratica uno stile di vita basato sulla disponibilità di denaro. Un ruolo, una parte banale e piatta che non permette digressioni dal copione. E il copione è la classe sociale, e la classe sociale è una categoria creata dal denaro. Dove sono finiti l’onore di Musashi, l’arte di Michelangelo, l’ardimento disperato di Erik Thorvaldsson, la nobiltà di Bruto o la rivolta di Spartaco, la rivalsa di Robin Hood o la boria di origine divina di Enrico VIII?

Che risposta vi aspettereste alla domanda “cosa fai nella vita?” da una qualsiasi di queste persone? La verità è che non lo sapete, e queste persone, nella loro epoca, erano come tutte le altre, TUTTA la gente era così, aveva una storia e un’identità e la società era l’insieme e l’interazione di tutte queste storie, e i risultati erano intere nuove galassie ogni volta che due persone si incontravano.

Al giorno d’oggi, nelle finestre di tempo e di vita che il tuo lavoro, qualunque sia, ti lascia, incontrerai solo un altro te stesso che interpreta il tuo stesso ruolo con qualche sfumatura in più che inspiegabilmente lo inorgoglisce e lo spinge a credere di essere speciale e unico. Aprite instagram e vedrete tutte queste sfumature, che dovrebbero essere uniche e originali, declinate nella medesima foto con un bicchiere in mano, o davanti al mare o tra la folla a un concerto. Quella, signori e signore, non è la vita che vi siete guadagnati con il lavoro e il denaro, è la vita del denaro che vi ha comprato.

PROVIAMO A IMMAGINARE UN INIZIO… 

Chiedersi quando ha avuto inizio questo “appiattimento esistenziale” nelle nostre vite equivale a chiedersi quando il denaro ha sostituito qualsiasi altro criterio di valore nelle relazioni tra persone? Quando, nella nostra cultura, ha incominciato ad affermarsi questa stortura per cui “l’altro” è prima di tutto il denaro, o il profitto o il detrimento, che può apportare alla nostra vita, per cui la prima e unica cosa che ci chiediamo è “mi è utile in termini economici o no”?

Il senso del dovere, l’onore, la fratellanza, il mecenatismo, la carità ma anche l’avversione razziale, quella politica, i vincoli tribali o di fede, sono solo alcuni dei fattori che venivano elaborati nel momento in cui un’altra persona entrava nella nostra vita. È ancora così o, come vedo io, le persone si relazionano in base alla quantità di denaro e tempo, e di tempo-denaro, più o meno direttamente necessarie a instaurare il rapporto? In un’ottica esclusiva di utilità, di vantaggio o di danno?

A partire dalla rivoluzione industriale e alla nascita del lavoro salariato, e del fenomeno ancillare dell’urbanesimo, abbiamo assistito a un impoverimento della varietà di identità individuali e a una resa incondizionata di tutti i valori e stili di vita alternativi che fossero altri da quello del proletario lavoratore dipendente che si guadagna da vivere.

Il proletariato è diventato cognitariato e la produzione diretta è stata sostituita dal terziario e dai servizi, ma la dinamica resta quella, e i social l’hanno solo esacerbata: il denaro ha esteriorizzato e reso tangibile un “valore di scambio” così intuitivo ed immediato da risultare alle masse, pigre e cognitivamente debilitate, il metodo naturale più efficace e indolore di collocare loro stesse nella realtà.

È tutto ciò è stato possibile solo ora nella Storia a causa della concomitanza di due fattori politici ed economici: il capitalismo e lo stato democratico sul modello occidentale. Lo Stato e il liberismo hanno creato un sistema chiuso totalizzante e autosostenibile virtualmente infinito.

È come quel passatempo che gli americani chiamano “culla di Newton” in cui queste palline pendenti in contatto tra di loro si trasmettono il moto da un capo all’altro della fila. Regolando l’impulso “di moto” del denaro a livello individuale (per esempio il tuo salario) e sistemico (il costo della vita, le tasse, l’inflazione) è stato possibile creare un generatore infinito del ciclo di produzione e consumo in grado di autobilanciarsi e tenere ogni attore sociale, dal singolo impiegato alla piccola azienda, vincolato al ciclo di vita assegnatogli. Il ciclo funziona così: procurarsi denaro impiegando il tempo della propria vita e spendere quel denaro per continuare a dover impiegare lo stesso tempo per procurarselo.
Un moto perpetuo.

Le bollette, le tasse, l’affitto, il consumo di beni e servizi dai fondamentali a quelli superflui, sono le palle della culla di Newton: per ogni colpo verso destra il denaro trasmette il movimento a tutte le palle e all’altro capo la palla del risparmio, del lavoro, del guadagno oscilla in fuori per un attimo e poi torna per inerzia ad abbattersi sulle stesse palle da cui ha ricevuto la spinta. Come il moto nella culla di Newton, anche nelle nostre vite non è possibile ricevere una spinta abbastanza forte da uscire dalla catena cinetica dato che siamo messi in condizione di produrre poco più di quel che consumiamo: così siamo costretti a continuare a produrre mentre ci distraiamo con le compensazioni edonistiche dei beni superflui di consumo.

Ed è il denaro a rendere possibile tutto questo, in virtù, o forse sarebbe meglio dire vizio, della sua ambigua natura morale per cui sembra fluire liberamente nella società e viene percepito come un elemento naturale e libero mentre, allo stesso tempo, è il più potente strumento di oppressione e controllo mai visto.

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…PER POI POTER IMMAGINARE UNA FINE

I soldi non servono a niente se non consumi. Questa è la verità. Quindi la via d’uscita c’è, a mio parere, ed è legata al consumo, ed essendo legata al consumo è qualcosa su cui ognuno di noi potrebbe, volendo, esercitare un qualche controllo. E non sto pensando a “smettere di consumare”, sto pensando a “iniziare a consumare in modo critico e informato”: ed è una soluzione pratica, possibile. Ma estremamente faticosa perché richiede l’attivazione di quelle risorse morali e cognitive sopite che il denaro ha inibito.

Pensavo, se la religione è l’oppio dei popoli e il denaro lo sterco del diavolo…  a cosa alludiamo quando utilizziamo l’espressione “il Dio denaro”?

Al di là delle facezie semantiche quello che davvero mi sono trovato a pensare, sorprendendomi, è che per quanto il sistema possa sembrare insormontabile e insostituibile e più ineluttabile di Thanos (!), be’, è comunque un sistema umano che nella Storia dell’uomo e del pianeta occupa meno di un battito di ciglia.
Non c’è da preoccuparsi, è sufficiente fare la propria piccola parte, come scrivere un post su un blog, e non adeguarsi alla realtà delle cose, per quanto sia dolce la tentazione: perché non c’è nessun merito nell’adeguarsi alla realtà delle cose, significa solo che sei diventato una cosa nella realtà.

Si tratta in fondo di ricordarsi di essere persone.

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