Blog indipendente di critica sugli artifizi semantici del regime. Fino a che significherà qualcosa, l’autore invoca la protezione dell’art. 21 della Costituzione Italiana.

Il cielo stellato sopra i no-vax

«Ci sono due pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: “Salve, ragazzi. Com’è l’acqua?” I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa “Che cavolo è l’acqua?”

21 febbraio 2022

La frase in esergo è ovviamente di David Foster Wallace e viene da This is Water, che ora scopro avere un titolo più esteso: This is Water: Some Thoughts, Delivered on a Significant Occasion, About Living a Compassionate Life. Qui c’è una traduzione completa in italiano. La vicenda dei due pesciolini è una delle tante spiegazioni a cui mi sono aggrappato per comprendere il comportamento degli italiani, e in particolare il motivo per cui non si ribellino, non reagiscano, non disobbediscano e perché, dopo due anni due, ancora supportino e collaborino alle evidenti ingiustizie a danno dei loro fratelli e sorelle. E sì, prima di fare predicozzi mi interrogo sempre, perché voglio razzolare bene, e quindi mi sto chiedendo anche ora se io stesso abbia fatto la mia parte, se abbia davvero fatto tutto quello che potevo per oppormi a questa merda che ho visto arrivare dal primo momento. E la risposta non mi piace, perché nei fatti e nelle azioni non ho ottenuto nessun risultato. Non ho fatto nulla, per gli altri, non ho conseguito nulla. La risposta è NO.

Voglio dire, a livello personale ho disobbedito, ho fatto rete, ho cercato di informare, ho perso il lavoro, molti soldi e molto tempo, insomma mi sono accollato tutte le conseguenze delle mie scelte, ma sempre su di me come individuo. Ma per gli altri? Per i miei ex-amici che hanno bevuto il veleno della propaganda e ora odiano i no-vax cosa ho potuto fare? Per le categorie sottoposte all’obbligo, come sanitari, insegnanti e forze dell’ordine, ho fatto qualcosa o mi sono semplicemente limitato a pensare che ognuno di loro poteva dire NO come stavo facendo io? E tutti quelli che si sono “piegati” per non perdere il lavoro o perché “tengono famiglia” ecc ecc, per quelli cosa ho fatto, non sono alla fine come uno di loro? Tralasciando quelli completametnte rincoglioniti che ancora, ad esempio, difendono Draghi e le virostar, elencati con stile e completezza in questi due video di Silver Nervuti e Matteo Gracis, per la mia comunità, la mia gente, le persone della mia vita cosa sono riuscito davvero a ottenere?
Perché sono qui a chiedermi con chi cazzo sono cresciuto e chi era questa gente? Chi siete voi, fondamentalmente?
Chi è questo gestore di locale in cui vado a bere da decenni che all’improvviso non mi fa entrare più? Chi è questo compagno di scuola che non riesce più a sopportarmi perché non ho preso la sua stessa medicina? E la pizzeria che ho contribuito a tenere in vita con l’asporto durante il lockdown e ora mi chiede un documento per tornare a sedermi al tavolo? 
Chi è questa gente?

La risposta a questa domanda credo sia anche la risposta al perché gli italiani non si ribellino. E non è “gli italiani sono così”, oppure “gli italiani non sono canadesi”. Ho cercato di porre domande a questa gente e ho ascoltato ogni volta che ne ho avuto l’occasione e ho collezionato alcune risposte.
L’amico con una tabaccheria mi ha detto “se io devo portare la mascherina per venderti le sigarette, allora la porti anche tu per entrare nel mio negozio“.
Un altro mi ha detto “siamo tutti medioborghesi nevrotici che ottemperando vogliono rimuovere ulteriori complessità inutili“. In generale, tutte le risposte ricadono in due grandi categorie ascrivibili o al filone “bisogna rispettare le regole” e a quello “sono costretto a farlo per non avere problemi“. Due sole macro categorie da gestire, due soli orientamenti caratteriali e civici  per controllare una comunità di 60 milioni di individui. E poi dicono che l’Italia è il Paese con la più grande biodiversità naturale e il più ricco patrimonio culturale.

E quindi io chi sono? Perché non ricado in nessuna di queste due categorie? E i no-vax nella mia stessa posizione cosa sono? Un gruppo di controllo umano in un esperimento di un’AI aliena tipo Pensiero Profondo? Le uniche persone in mezzo un mucchio belante di gente? Perché i no-vax, uso il termine solo per comodità, sono immuni dal ragionare e agire secondo la programmazione proposta loro, e basata su ergonomiche contrapposizioni ideologiche, su delega e rifiuto di responsabilità, su sensi di colpa e capri espiatori, su mistificazione propagandistica, su menzogne e ricatti e minacce diretti alla sfera della sopravvivenza? Come fanno i no-vax a percepirsi e comportarsi come soggetti storici ed etici? Da dove derivano l’empatia, se di questo si tratta, o la compassione, oppure la legge morale a cui si attengono?

C’è una citazione  da un  testo universitario [1]  che mi è incastrata in testa da vent’anni: “L’universo etico è composto dai contemporanei, dagli individui collocati nel qui e ora, e la riflessione etica è una moralità della vicinanza”.

Come fanno i no-vax a trascendere il qui e ora e ad avere una vera dimensione etica personale mentre tutti gli altri si bloccano al fraintendimento di una morale di prossimità spacciata per etica? Perché il no-vax distingue il bene e il male nello spazio attorno a sé, quindi nelle altre persone, e nel tempo, quindi nella Storia e in proiezione nel futuro? Dove ha trovato la legge morale che ha in sé? Come ha fatto a scorgerla, comprenderla e attenervisi? Perché? Perché ha pagato il prezzo, in termini di tempo-denaro e risorse emotive e cognitive, per sviluppare l’orpello di un standard di condotta umana? A cosa gli/le serve osservare una legge morale superiore senza sapere quanti altri suoi simili l’abbiano a loro volta, e che non solo non ha nessuna funzione utile per la sopravvivenza ma è anche un ostacolo di principio verso l’accettazione liscia e supina della normalità che qualcun altro si è preso la briga di pensare per lei/lui?

[1] Mezzi di comunicazione e modernità – Una teoria sociale dei media, John B. Thompson, il Mulino.

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