Blog indipendente di critica sugli artifizi semantici del regime. Fino a che significherà qualcosa, l’autore invoca la protezione dell’art. 21 della Costituzione Italiana.

La vicenda dei due pesciolini è una delle tante spiegazioni a cui mi sono aggrappato per comprendere il comportamento degli italiani, e in particolare il motivo per cui non si ribellino, non reagiscano, non disobbediscano e perché, dopo due anni due, ancora supportino e collaborino alle evidenti ingiustizie a danno dei loro fratelli e sorelle. E sì, prima di fare predicozzi mi interrogo sempre, perché voglio razzolare bene, e quindi mi sto chiedendo anche ora se io stesso abbia fatto la mia parte, se abbia davvero fatto tutto quello che potevo per oppormi a questa merda che ho visto arrivare dal primo momento. E la risposta non mi piace, perché nei fatti e nelle azioni non ho ottenuto nessun risultato. Non ho fatto nulla, per gli altri, non ho conseguito nulla. La risposta è NO.

Credo la chiamasse l’antibiblioteca e si riferisse ai volumi non letti della libreria, e inoltre sostenesse che fossero di gran lunga più importanti di quelli che avesse effettivamente letto. E ne aveva letti tanti. Umberto Eco intendeva dire che sapere di non avere tutte le informazioni su un tema è anch’essa un’informazione, e di grandissima rilevanza. Suona come un’aporia, come parecchie cose da due anni in qua, ma quello che sai di non sapere è infinitamente più importante di quello che non sai e basta. Quello che sai di non sapere ti permette di dubitare, verso te stesso e verso l’esterno, mantiene desta la volontà di acquisire ulteriori informazioni, stabilire connessioni logiche e/o di causa-effetto e costruire una visione di insieme su una situazione. Quello che sai di non sapere è alla base del dubbio, che è alla base del pensiero critico, che è alla base del pensiero scientifico ecc. ecc.

Credo di aver dato non più di cinque o sei esami di economia, tutti con preparazione e risultati mediocri. Trovo insopportabilmente noiosa la burocrazia, anche e soprattutto nella sua declinazione economica di fisco e contabilità. Questo per chiarire che sto scrivendo dal bancone di un bar, anzi no perché non ho il nazipass, dal bordo di una strada, come un uomo della strada: il mio livello di conoscenze economiche è "stradale".

La lingua di Draghi

Nell’antica lingua, che solo i draghi conoscono, ogni cosa ha un nome autentico e conoscere il nome di qualcosa in lingua dei draghi significa avere il completo potere su di essa. Io non so se questo Draghi vi parli nell’antica lingua – sembra di sì – ma io che siete idioti ve lo dico in italiano.

Abbandonai la resistenza intellettuale che stavo esprimendo attraverso il blog “Vi sto cercando, ma voi trovatemi” perché davvero pensavo la misura fosse colma, e non solo per me, per tutti gli italiani, e sul serio rimanesse solo la guerra civile, o di liberazione, e diamine mi sarei fatto trovare pronto. Questo accadeva l’8 aprile del 2021, cioè 10 mesi fa. Questo significa almeno due cose: una che sicuramente mi ero sbagliato, e parecchio, nel valutare la sete di giustizia e di libertà dei miei connazionali e, due, che tutto quello che avevo studiato a scuola, letto sui libri o visto al cinema, sugli esordi di una rivoluzione, fosse sì ispirato a una storia vera ma molto, molto più romanzato, immagino per esigenze di intrattenimento.

C'è sempre stato, fin dal primo momento, qualche ingombrante elemento di mistificazione che ha neutralizzato qualsiasi approccio logico e razionale alla narrazione. Intendo dire che non sono molti gli italiani che quando Conte andò in tv ad annunciare il colpo di Stato si insospettirono per l'utilizzo di una frivola pratica social, l'hashtag #restateacasa, come  strategia salvifica contro la fine del mondo. Non pretendevamo la grandeur di due shuttle nominati "Indipendenza" e "Libertà", con un equipaggio di granatieri astronauti, ma nemmeno la pochezza di un video monetizzabile e un paio di link di affiliazione con Big Pharma e il Quarto Reich europeo.

ABOUT

Daniele Prati Design

DisSENSO RESISTENZA SEMANTICA è un blog a cura di Daniele Prati in cui si cerca di comprendere, tramite gli strumenti dell’analisi, la natura e la funzione della comunicazione rivolta al pubblico e quali, quando, quanti, come e da chi, vengano prodotti i significati che formano l’opinione pubblica e la società italiana.
Scrivi a disSENSO.

Vi sto cercando, ma voi trovatemi

RISORSE in rete

ROBA LEGALE

DisSENSO è un progetto di Daniele Prati, non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità dall’autore.
Non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001.
Tutti i contenuti sono originali e utilizzati secondo licenza Creative Commons CC BY 4.0.

All contents by Daniele Prati and licensed under Creative Commons CC BY 4.0.

made with love for justice by

×
×

Basket