Blog indipendente di critica sugli artifizi semantici del regime. Fino a che significherà qualcosa, l’autore invoca la protezione dell’art. 21 della Costituzione Italiana.

Così come nel paradosso della tolleranza di Popper, non è tolleranza la tolleranza degli intolleranti. È di nuovo quell’ideologia di controllo che i più chiamano “buonismo” e che è una banalizzazione infantile di qualsiasi situazione complessa, atta a fornire alle masse una contrapposizione manichea in cui sia evidente la posizione del “bene” rispetto a quella del “male”. Alle masse è richiesto di fare il tifo per una posizione, non di prendere una posizione con l’informazione e l’analisi.

Come districarsi nella pervasiva e onnipresente finzione di verità attraverso gli strumenti del pensiero critico, dell’esercizio del dubbio, del quadrato di veridizione e infine del potente e infallibile test WONKA. Parto dal punto più fermo: la verità esiste. Ma esiste solo per chi la vuole. E chi la vuole la cerca. E chi la cerca si accolla la fatica della ricerca. E la fatica, specialmente senza ritorno pratico, non piace a nessuno, è sprecata.

I nomi e i cognomi ormai li sanno tutti, così come si conosce la sfera semantica a cui attingere per definirli: atlantisti, globalisti, liberisti, DEM come democratici nell’accezione partitica, sovranazionali e multinazionali, élite e gruppi finanziari, potentati esteri e interessi capitalistici, transumanesimo, nuovo ordine mondiale, great reset, davosiani ecc. Quello che vorrei davvero capire è chi è questa gente nella testa, che tipo di persona, e in che modo, può finire per comportarsi così? Quali motivi ha quella persona, o quanto è manipolata, per compiere un atto come annullare un corso su Dostoevskij all’università o mettere un drappo nero su una scultura rinascimentale in una piazza italiana?

Su questi tre pregiudizi, che Saunders stesso, nel prosieguo del discorso, definisce intellettualmente riconoscibili da ognuno di noi ma troppo viscerali per non dare loro la priorità e quindi “vivere di pancia”, fa leva come un piede di porco tutta la retorica progressista, buonista, atlantista, globalista, propagandistica, davosiana, DEMagocica, in cui ancora si dibattono le capacità cognitive di gran parte degli italiani dopo gli ultimi due anni di trattamento sanitario psicotropo, in cui la loro identità civica è stata ridotta a un grumo di ipocrita indignazione e irrazionale paranoia da puntare come un forcone verso la strega di turno. Ora è il turno dei russi, dopo quello dei no-vax e prima ancora dei runner untori e ancora prima dei cinesi e ancora ancora prima di quel pangolino innocente.

La vicenda dei due pesciolini è una delle tante spiegazioni a cui mi sono aggrappato per comprendere il comportamento degli italiani, e in particolare il motivo per cui non si ribellino, non reagiscano, non disobbediscano e perché, dopo due anni due, ancora supportino e collaborino alle evidenti ingiustizie a danno dei loro fratelli e sorelle. E sì, prima di fare predicozzi mi interrogo sempre, perché voglio razzolare bene, e quindi mi sto chiedendo anche ora se io stesso abbia fatto la mia parte, se abbia davvero fatto tutto quello che potevo per oppormi a questa merda che ho visto arrivare dal primo momento. E la risposta non mi piace, perché nei fatti e nelle azioni non ho ottenuto nessun risultato. Non ho fatto nulla, per gli altri, non ho conseguito nulla. La risposta è NO.

Credo la chiamasse l’antibiblioteca e si riferisse ai volumi non letti della libreria, e inoltre sostenesse che fossero di gran lunga più importanti di quelli che avesse effettivamente letto. E ne aveva letti tanti. Umberto Eco intendeva dire che sapere di non avere tutte le informazioni su un tema è anch’essa un’informazione, e di grandissima rilevanza. Suona come un’aporia, come parecchie cose da due anni in qua, ma quello che sai di non sapere è infinitamente più importante di quello che non sai e basta. Quello che sai di non sapere ti permette di dubitare, verso te stesso e verso l’esterno, mantiene desta la volontà di acquisire ulteriori informazioni, stabilire connessioni logiche e/o di causa-effetto e costruire una visione di insieme su una situazione. Quello che sai di non sapere è alla base del dubbio, che è alla base del pensiero critico, che è alla base del pensiero scientifico ecc. ecc.

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